Sagra di Baggio – via Ceriani
una ceramica parietale per ricordare Giuseppina Tuissi

Sabato mattina 15 ottobre 2016 abbiamo inaugurato la trentesima ceramica a ricordo di Giuseppina Tuissi (1923-1945), nome di battaglia come partigiana: “Gianna”.

Parteciparono gli alunni della scuola primaria Luigi Einaudi che furono bravissimi. I loro interventi furono importanti per conferire allegria alla mattinata: quelli di quarta lessero riflessioni sulla Costituzione e quelli di quinta prepararono canzoni sulla Resistenza; risultati meravigliosi, ottenuti naturalmente con l’impegno delle insegnanti.

Desideravamo una mattinata allegra, anche se la storia della Gianna ha una conclusione tragica, ma non poteva essere diversamente; forte era in noi la soddisfazione nel poter finalmente raccontare la sua storia e fissarla con una ceramica, ottenendo un ricupero della memoria per Baggio. L’anno scorso, sul nostro quaderno numero diciassette (il Tesoro di Baggio), avevamo scritto che ritenevamo una grossa mancanza non ricordare la partigiana Gianna.

Dal 1945 un pesante silenzio copriva gli eventi.

Io ero molto emozionato nel gestire la mattinata, ad ogni parola che pronunciavo al microfono o mentre percepivo l’esultanza che i ragazzi trasmettevano cantando, ricordavo Oreste il fratello di Giuseppina Tuissi; lui aveva dedicato la vita nel tentativo, senza esito, di riabilitarla; ricevette conforto da qualche episodio apparentemente significativo, ma che non ebbe seguito, come l’articolo su l’Unità del 25 aprile 1995.

La famiglia ricevette una lettera di conforto anche dal Presidente Ciampi, nel frattempo diventavano numerosi i libri con le testimonianze di tanti partigiani che conobbero il Neri e la Gianna; tutto avrebbe potuto determinare dubbi e l’annullamento dell’interpretazione data dal Partito comunista nel 1945.
Non accadde nulla.
Prevalse la condanna al silenzio e il trascorrere degli anni favorì anche l’oblio.

La storia della Gianna, non deve separarsi da quella del capitano Neri (Luigi Canali).

Fra le mie letture sono stati importanti i libri di Franco Giannantoni, pieni di documenti; con essi ho maturato la convinzione per quello che stavamo facendo. Il proposito di scoprire il destino dei due partigiani (Neri e Gianna) impone di abbandonare ogni precedente informazione precostituita; qui in Baggio il messaggero Armando Cossutta ordinò, nel 1945, il silenzio: della Gianna non bisognava parlarne essendo una traditrice, e l’ubbidienza fu mantenuta.

La mia emozione rincorreva anche un pensiero di G. P. Sartre: “la storia è il presente che prende coscienza del passato…ogni parola ha delle conseguenze, ogni silenzio anche”… quindi con i bambini e con la loro gioia, ottenevamo un segnale positivo a ciò che stavamo facendo.

Avevamo chiesto allo studioso della Resistenza e dell’Italia repubblicana, Franco Giannantoni di condividere la mattinata con noi per ringraziarlo dei suoi libri. Da Varese l’abbiamo portato a Baggio.

La Resistenza non c’entra nulla con il delitto di Neri e Gianna, si tratta di un crimine eseguito, per obiettivi personali, da elementi del Partito comunista di Como; ci riferiamo al Partito comunista senza astio: non esiste più; importante che si condivida la verità.

Non sono mancate critiche per il nostro desiderio di voler riprendere il racconto della Gianna, accusandoci di essere di parte; rispondiamo con delle considerazioni di Gaetano Salvemini:“Non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno. La probità è un dovere”.

Ero emozionato anche per un senso di felicità: con gli amici, i collaboratori di questa testata, eravamo riusciti a spezzare un’ingiustizia che perdurava da settant’uno anni, e quindi il semplice gesto di offrire dei fiori a Rosanna Tuissi, la sorella di Gianna, si caricava di simboli positivi.

Un doveroso ringraziamento alla Preside dell’Istituto Comprensivo “Luigi Einaudi – Giovanni Pascoli” prof.ssa Luisella Schivardi, così anche al Presidente del Municipio 7 dott. Marco Bestetti, per aver condiviso l’inaugurazione della ceramica.

Giuseppina Tuissi
Giuseppina Tuissi (1923-1945)

La Banda della Polizia Locale, diretta dal Maestro Giorgio Poli trasmise una sentita partecipazione all’iniziativa e ringraziamo per la collaborazione.

Rientrato a Varese, Franco Giannantoni, ci inviò un’e-mail commentando la mattinata: “Avete contribuito in maniera esemplare a far rivivere la Resistenza, al di fuori di logiche reducistiche e retoriche”.

Questo complimento lo giro alla scuola Luigi Einaudi, a Roberto Moiraghi che lesse brani della vita di Gianna, a Massimo Fusco che coordinò la messa a parete della ceramica, all’ottimo piastrellista Antonio Guarna e alla signora Marialuisa Pisati che ha reso fattibile un nostro semplice disegno.

                                                                      Roberto Rognoni

 


Franco Giannantoni con Giorgio Cavalleri
dedicò tanti anni indagando e trovando la verità sulla terribile morte della Gianna e del capitano Neri

Franco Giannantoni, studioso della Resistenza, dopo il suo intervento ci ha consegnato gli appunti da lui utilizzati solo parzialmente e che ben volentieri pubblichiamo.

Per Giuseppina Tuissi, a cui oggi dedicate una ceramica commemorativa, ho speso con Giorgio Cavalleri, anni della mia vita di ricercatore, indagando e trovando la verità sulla sua terribile morte, lordata tuttora purtroppo da accuse tremende, coltivate mentre era in corso la lotta fratricida per il potere all’interno del Partito comunista comasco, peraltro forza fondamentale nella Resistenza.

Da una parte l’ala “togliattiana” aperta alla collaborazione con tutte le forze partigiane; dall’altra quella staliniana, burocratica, rigida, feroce, senza spazi di dialogo, interessata al controllo dei beni della colonna Mussolini e alla tutela della linea politica dominante.

Sfuggo alla retorica patriottica, nemica della verità storica, richiamandomi a quanto sosteneva Amerigo Clocchiati, capo partigiano friulano membro del Comitato Insurrezionale dell’Emilia Romagna e cioè “che la Resistenza non è quella spesso descritta dai troppi libri dall’impronta reducistica perché al contrario essa fu storia complessa segnata da ambiguità e compromessi”.

Gianna non tradì mai. Quando, massacrata dalle percosse e dal trattamento della Brigata Nera “Rodini” di Como fu trascinata, nel gennaio del 1945 alla periferia di Milano dove avevano sede alcuni importanti “recapiti” della “Garibaldi” per stanare i responsabili, si limitò a fare generici riferimenti a personaggi che riteneva già al sicuro, certa che le applicazioni delle regole clandestine a 20 giorni dal suo arresto, fossero state rispettate. Non fu così. (I prigionieri dovevano sopportare la tortura per sette giorni, permettendo di cambiare i recapiti. ndr).

Solo tre persone non avevano lasciato il loro “recapito”, fra cui quello utilizzato da Pietro Vergani, comandante delle Divisioni Garibaldi in Lombardia. I titolari Casaburi, Garotta e Varisco furono arrestati. Nel carcere di Como “parlarono”, alla liberazione tornarono in libertà. Nessuno cadde per alcun tradimento di Neri, e della Gianna.

La morte di Neri e della Gianna, non fu frutto di alcun tradimento. Per trovare la ragione in questa prima fase che portò il 21 febbraio 1945 alla sentenza di condanna a morte da parte di un raccogliticcio tribunale partigiano presieduto da Vergani, occorre risalire al rapporto conflittuale fra Neri e il Pci su un terreno politico militare (il caso Morandi, l’ispezione alla 40° brigata, la collaborazione con il gruppo della val d’Intelvi).

Era chiaro che non potesse operare e vivere un “quadro” dissenziente di quella statura.

Nessuno cercò Neri e la Gianna durante la penosa latitanza in una Milano nelle mani dei nazifascisti. Giovanni Pesce me lo confermò. Avesse ricevuto un ordine, lui capo dei Gap (Grappo armato partigiano) l’avrebbe eseguito.

Il 26 aprile con Piero Terzi, loro amico, il Neri e la Gianna tornarono a Dongo, accolti con favore. Lui nominato Capo di Stato Maggiore della 52a, lei attiva contabile dell’oro dei fascisti. Con Neri, Gianna verbalizzò il bottino. Il verbale firmato anche da Michele Moretti, fu affidato in un primo momento al Pci quale forza militare che guidò la lotta, per poi passare all’erario pubblico. Non andò così.

Era il 29 aprile quando Gianna e Terzi versarono al segretario Gorreri gli ultimi quattro sacchi di merce varia e un cofanetto di legno zeppo di anelli e preziosi vari. Poi i due andarono a Milano per salutare i familiari. Gianna fu arrestata dalla brigata Garibaldi milanese; fu liberata l’8 maggio il giorno successivo alla morte di Neri. Chi la scarcerò dunque sapeva: era Vergani che le ordinò di non andare più nel Comasco. Non si capisce perché se colpevole non sia stata giustiziata. Gianna tornò invece a Como cercando il Neri. Il 23 giugno fu catturata mentre pedalava verso Como. Portata al Pizzo di Cernobbio fu uccisa dalla Banda Lince. Due fidanzatini videro la scena. Un colpo alla testa e uno alla pancia. Scrissero i giudici di Padova nel 1957 processando Vergani, Gorreri, Gambaruto per i fatti del capitano Neri e Gorreri e Bernasconi per la Gianna che “un ordine tenebroso e segreto” si era sostituito al precedente “per motivi di odio, rancore e gelosia”. Il timore era che i due potessero parlare. Gianna aveva le ricevute dei versamenti in borsetta. Il capitano Neri il 4 maggio aveva accusato Gorreri “di aver rubato e tradito”, presente la segretaria Olga Garavello. Il 7 fu ucciso.

L’andamento del processo di Padova, ritenne gli imputati colpevoli dei delitti. La sentenza non ci fu perché il processo, per la parte dei reati finanziari, saltò. Un giudice popolare si suicidò. Il Pci provvide subito dopo a far eleggere deputati Vergani e Gorreri. Amnistie e prescrizione fecero il resto. Gianna e Neri furono riconosciuti dalla Commissione Regionale Lombarda del Ministero del Consiglio dei Ministri, come partigiani combattenti.

Termino invitando coloro che credono ancora in leggende costruite ad hoc a recarsi a Padova al Tribunale a leggere le carte contenute in decine di faldoni. Troveranno scritto quello che era avvenuto.

                                                             Franco Giannantoni


Libri determinanti per conoscere la storia di Gianna e del Capitano Neri:

Franco Giannantoni
“Gianna” e “Neri”: vita e morte di due partigiani comunisti. Storia di un” tradimento” tra la fucilazione di Mussolini e l’oro di Dongo
Edizioni Mursia

Un secondo è esaurito da tempo ed è consultabile solo presso qualche biblioteca comunale: Franco Giannantoni e Giorgio Cavalleri “Gianna e Neri fra speculazioni e silenzi: La verità è nella sentenza degli anni ’70, fu il Pci e non la Resistenza a volere la morte dei due partigiani garibaldini”.
Edizioni Arterigere Varese (esaurito da tempo).

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