mario priaI problemi e i progetti inerenti Milano e la Zona, l’hanno sempre spontaneamente e disinteressatamente coinvolto, ricercando una “milanesità” aperta al futuro.
Sono trascorsi otto anni da quando Mario ci lasciò.
Il 2 novembre 2009 il suo nome venne inciso fra i cittadini illustri, su una lapide del Famedio nel cimitero Monumentale di Milano.
E’ per noi motivo di orgoglio.
Il Sindaco Letizia Moratti lesse la seguente motivazione:
Fondatore e Presidente della Cooperativa culturale “il diciotto” e dell’omonima testata giornalistica, Mario Pria ha tenuta accesa una luce sulla memoria del teatro dialettale e sull’identità della tradizione linguistica ambrosiana, alla ricerca di una milanesità rispettosa delle proprie radici e aperta al futuro.
Per oltre 25 anni è stato il punto di riferimento culturale, civile e sociale per la Zona 7, promuovendo insieme alle associazioni e ai gruppi di volontariato una molteplicità di iniziative, dalla rinascita del borgo e della Sagra di Baggio, alla valorizzazione del Parco delle Cave, capaci di assumere un valore per l’intero territorio cittadino.
Nato nel 1936, Mario Pria, ereditò dalla famiglia la passione per il teatro: la madre Enza era apprezzata attrice nella Compagnia della Famiglia Meneghina, in quella di Nino Besozzi e nella Compagnia Stabile del Teatri Milanese diretta da Carletto Colombo, mentre il padre Achille era stato protagonista delle fortunate trasmissioni radiofoniche “I trii busecconi” e “Cicciarem un ciccinin”.
Entrambi i genitori, infine, avevano rappresentato “Meneghin e Cecca” quali maschere ufficiali della città dal 1947 al 1960.
“Loro recitavano e io, ragazzino, assistevo fra le quinte”, scriveva Mario Pria definendo se stesso “on poo restegott”:E’ stato un appassionato studioso e divulgatore della storia di Milano e, in particolare, del teatro dialettale, che ha contribuito a far conoscere anche e soprattutto alle nuove generazioni attraverso una collana di testi multimediali: “Fra le quinte”, “Teatro dialettale milanese, “Le voci di suoi protagonisti”, “El nost Milan”, “Album di famiglia.
Gli ottant’anni della Cava Veggia nel Parco delle Cave”. Nei suoi libri invitava sempre i giovani a “proteggere le nostre tradizioni, a essere curiosi, a scavare nel passato per capire la dignità di una lingua che, ancora negli anni Cinquanta e Sessanta, veniva comunemente parlata dai nostri genitori e che oggi è sopita ma non ancora perduta”.
In una città multietnica, da sempre “generosa nell’accogliere tante e diverse culture in una città di lavoro”, Pria considerava il dialetto “un valore, un simbolo per secoli della nostra identità che appartiene fortemente a noi e che non vogliamo dimenticare: se esso va sfumandosi – sosteneva – ragione in più per ricordarlo”.
Grazie anche all’impegno di Mario Pria, ha preso vita recentemente il progetto dedicato alla narrazione della storia millenaria di Baggio, “un paese trasformato in periferia”, attraverso un vero e proprio libro in ceramica urbano, con le pagine distribuite nelle vie del borgo in un percorso articolato in 50 episodi: una testimonianza preziosa delle nostre origini che ci ha regalato una maggiore “consapevolezza nell’essere o diventare milanesi”.